IBEROVESPA 2002:

IN VIAGGIO VERSO L’ATLANTICO

di Maurizio Terzi

 

 

 

 

 

……sentii ch’ero un punto al limite di un continente,

sentii ch’ero un niente l’Atlantico immenso di fronte.

E in questo sentivo qualcosa di grande

Che non riuscivo a capire,

che non potevo intuire………

 

Questa è una parte di una bellissima canzone dei Nomadi(La bambina Portoghese), che rispecchia il mio stato d’animo di quando ero sulla scogliera di Cabo Corvoiero in vespa con di fronte l’Oceano Atlantico,una sensazione veramente straordinaria.

 

Era già un paio d’anni che mi ronzava per la testa di partecipare a questo raduno Iberico

E finalmente mi sono deciso:PARTO!!!! Lisbona arrivo!!

Dopo aver controllato e preparato la Vespa,dopo aver messo in uno zainetto alcuni ricambi che potrebbero tornarmi utili(vari cavi per trasmissioni,bobina,piatto bobine,

alcuni paraolio e anche un cilindro-pistone di scorta,cosa che si rivelerà molto utile,dopo aver pianificato alla bell’e meglio un itinerario,nel pomeriggio del 24 aprile salgo sulla mia Vespa p200e per iniziare il viaggio,non verso la penisola iberica, ma verso l’adriatico.

Eh sì,perché prima parteciperò al Raid”Coast to Coast”in vespa,organizzato via internet da un gruppo di appassionati vespisti provenienti da tutta Italia.

A Bologna ho appuntamento con alcuni amici,con i quali proseguo il viaggio fino a Fano,dove un amica ci ospita per la notte.

Il mattino seguente,mentre raggiungiamo Marotta,che è il luogo di ritrovo del Raid,la mia vespa si spegne di colpo e non ne vuole più sapere di ripartire. Diagnosi precoce:PISTONE BUCATO!!!!!!!!!

Con pazienza mi rimbocco le maniche e nel giro di mezz’ora la vespa è pronta a ripartire,dopo aver sostituito cilindro e pistone con quelli che mi ero opportunamente portato di scorta in previsione del lungo viaggio che dovevo intraprendere. Finalmente si parte,lo sciame di vespe si muove e dopo aver attraversato l’Italia da est a ovest,valicando la dorsale appenninica,la sera del 25 aprile arriviamo a Tarquinia e ci sistemiamo in un accogliente agriturismo. Il giorno dopo mi faccio un mini tour a Tuscanica e Bolsena,poi mi dirigo a Viterbo,poiché devo procurarmi un altro cilindro da portarmi dietro per precauzione,visto che mi devo sorbire tra andata e ritorno più di 6000 km.

A Viterbo conosco un grande vespista,Simone,del VC Viterbo che mi accompagna da un motoricambista della città,dove acquisto il mio cilindro.

Ancora un enorme grazie a Simone(PK)per la sua disponibilità.

La mattina di sabato 27 aprile,saluto tutti gli amici del Raid Coast to Coast e sotto una fastidiosa pioggia inbocco la statale aurelia in direzione nord.

Per fortuna,arrivando a Grosseto il tempo è notevolmente cambiato in meglio,fino a diventare una splendida giornata di sole.

Una volta giunto a Livorno mi immetto in autostrada,e in compagnia di un bellissimo sole,passo La Spezia,Genova,Savona,Imperia,valico il confine e arrivo in Francia,dove proseguo in autostrada fino ad Aix en Provence,dove mi fermo in un Bed & Breakfast per passare la notte.

La mattina dopo riprendo il viaggio sotto un cielo che non prometteva niente di buono,ed infatti un’ora dopo inizia a piovere di brutto ed è continuato così praticamente tutto il giorno.

Giunto a Toulouse ero alla disperazione,non solo per la pioggia battente,ma anche per la temperatura che era decisamente invernale,così decido di fermarmi in un Motel e penso che se l’indomani sarà ancora così,getterò la spugna.

Ultime parole famose:il giorno dopo è la fotocopia del precedente se non peggio,perché oltre alla pioggia c’è un gelido vento di sicure origini siberiane che taglierebbe le gambe a un Lappone,ed infatti le taglia anche a me,che decido di rinunciare.

Stringo le chiappe e finchè sono ghiacciato decido di passare per Andorra per poi scendere fino a Barcellona sperando di trovare un clima migliore e magari trascorrere un paio di giorni al mare a crogiolarmi al sole.

La salita verso la piccola nazione pirenaica è un vero inferno glaciale:temperatura vicino allo 0 accompagnata da una fitta nebbia con visibilità di pochi metri e la vespa che va malissimo a causa dell’altitudine(oltre 2000 mt slm).

Subito dopo aver valicato il Pas de la Case,la frontiera tra Francia e Andorra,mi si apre davanti agli occhi un altro mondo:un bellissimo paesaggio innevato contornato da un cielo azzurrissimo e un sole accecante,che mi fa dimenticare dei piedi e delle mani ibernate.Tutto questo mi dà una carica irrefrenabile,che ri-decido di ri-continuare il viaggio verso l’Atlantico:Lisbona arrivo!

Passo velocemente la piccola ma caratteristica capitale Andorra la Vella,e poco dopo sono in Spagna a discendere i Pirenei verso Livida,con una cornice di paesaggi montani meravigliosi.

Dopo una sosta per rifocillarmi,riprendo la marcia,arrivo e passo Saragozza e al tramonto giungo a Calatayud,dove in un “Area de Servicio”trovo un motel in cui passerò la notte.

Il giorno dopo riprendo il viaggio con un tempo bellissimo,neanche una nuvola,unico neo il vento.

La vespa và che è una meraviglia,le strade sono bellissime e grandi e divorando velocemente chilometri d’asfalto,raggiungo Soria,da cui inizia un vastissimo altopiano che con molti saliscendi e scendisali mi accompagnerà praticamente fino in Portogallo.

Il viaggio continua senza problemi e prima di giungere a Valladolid,mi fermo per mangiare visto che sono già le 2 del pomeriggio.

Llomo de cerdo,patates,salades e cerveza,chiudiamo il tutto con un bel cortado e via di nuovo verso il Portogallo,che raggiungo dopo poche ore accompagnato sempre dal solito vento,che anzi è diventato più violento.

Arrivato a Bragança,prima città portoghese dopo il confine con la Spagna,sopra la mia testa si addensano neri nuvolosi che poco dopo iniziano a vomitare acqua a volontà,

che mi annegherà per i restanti 200 km di strada di montagna,che mi separano da Porto,

ed è in questo tragitto,quando mancano 80 km per arrivare a destinazione, che mi si rompe il cavo della frizione.

Non vi dico la disperazione nel cambiare il filo sotto una pioggia torrenziale,contornata da vento e freddo.

Non oso nemmeno immaginare i commenti degli automobilisti che passavano e vedevano un povero disgraziato sdraiato sul bordo della strada ad armeggiare sotto la vespa.

Risolto il problema,riprendo il viaggio e per fortuna quando arrivo a Porto non piove quasi più,mi fermo in un area di servizio per fare broda e per farmi un bel caffè bollente

E qui vedo un motel: E’MIO!!!!

Infreddolito come un pulcino bagnato,gioco a fare il Maiorca nella vasca da bagno,immergendomi completamente nell’acqua bollente al limite della sopportazione umana:non vi dico la goduria,mi è perfino rinato il pisello che si era momentaneamente ritirato per il freddo che ho patito.

Stavo talmente bene che ho perso la cognizione del tempo e guardando l’orologio mi accorgo che sono già le 22,30,così decido di stare a dieta e vado subito a dormire,perché sono veramente rullato.

L’indomani mattina,dopo un abbondante colazione,mi avvio verso Lisbona,che dista da Porto circa 350 km,con una bellissima giornata,rovinata da terribili raffiche di vento laterale,che mi obbligano a viaggiare inclinato per compensarne la forza.

Il viaggio si snoda tra verdi colline e montagne rigogliose di pini,ed è molto piacevole,accompagnato spesso dai clacson degli automobilisti portoghesi,che mi salutano con sguardi increduli,ed ecco che finalmente,a metà pomeriggio,arrivo a Lisbona.

La prima cosa che vedo è il ponte Vasco da Gama,che attraversa la foce del Tago ed è veramente imponente,ma quello che vedo poco dopo è una cosa veramente memorabile: è il Ponte 25 do avril ed è veramente maestoso,gigantesco,un vero monumento di ingenieria,che mi fa pensare: ma come c***o hanno fatto a fare una cosa così?.

Destreggiandomi fra il traffico e seguendo il lungomare(che è poi la foce del Tago),giungo nella centralissima”Praça do Comercio”e da qui risalgo verso il centro città per trovare un albergo,che trovo,dopo innumerevoli tentativi a vuoto,nella quasi centralissima”Praça do Restauradores”a 37 euro con colazione.

Una bella doccia,poi vado in giro a piedi per il centro di Lisbona,che è veramente una bellissima città,alla ricerca di un posto tranquillo dove poter mangiare.

Trovo un caratteristico chiosco-ristorante che si trova in una grande aiuola che divide due strade,entro e mi sparo un bel piatto di calamari alla griglia e scampi,annaffiati da un ottimo”Branco do Alantejo” e per finire un caffè e un torcibudello locale.

Tutto buonissimo e neanche caro(16 euro),e adesso a nanna che domani devo visitare Lisbona.

La mattina seguente quando mi sveglio sento un tintillio sinistro che proviene da fuori:       

 nooooooo!!!!!! Piove ancora!!! Non è possibile,questa è vera e propria sfiga con la S maiuscola. Ormai rassegnato,carico la mia roba sulla vespa,mi metto per l’ennesima volta l’antipioggia e vado ugualmente a scorazzare avanti e indietro per Lisbona.

Il mio tour sotto la pioggia si conclude nel primo pomeriggio e dopo essere passato per Cascais e la bellissima Sinora,mi dirigo verso nord per poi arrivare al tramonto a Foz do Arelho,località sull’Atlantico in cui si terrà l’Iberovespa 2002.

Lungo il percorso incontro alcuni vespisti del Vespa Club Lisboa e quando vengono a sapere che venivo dall’Italia da solo,i loro sguardi non lasciavano dubbi: està loco(è pazzo).  Mi aggrego a loro e alla sera si va tutti insieme a fare baracca in una Posada,e tra una birra e un porto,la notte vola via velocemente e ci si dà appuntamento per il giorno dopo alle 13,00 in un ristorante sulla spiaggia per mangiare”O Bacalhau”,il baccalà,tipico alimento portoghese.

Il mattino seguente,dopo aver fatto colazione,parto per un tour a Cabo Corboiero,un promontorio roccioso,distante circa 30 km da Foz do Arelho.

Uno spettacolo unico: alte scogliere a picco sull’oceano,dove s’ifrangevano onde gigantesche con un rumore assordante,il vento talmente forte che ti spostava,l’immensità dell’Atlantico all’orizzonte,la Vespa…….sensazioni uniche!

Estasiato da questo spettacolo,ritorno a Foz,dove nel frattempo erano arrivati tantissimi vespisti da tutto il Portogallo e un paio anche dalla Spagna,tra i quali si era sparsa la voce di un vespista arrivato dall’Italia.

Il mio arrivo è stato un vero assedio,con pacche sulle spalle,strette di mano e tantissimi complimenti:devo dire che è una bella sensazione aver così tanta ammirazione,anche perché ti rendi conto di aver quasi fatto un impresa.

Alla sera ancora baracca in Posada e per chiudere in bellezza gran finale in un Pub a brindare con gli amici portoghesi.

In questa giornata non ricordo di aver tirato fuori un centesimo,né per mangiare,né per bere.

Il giorno successivo(sabato 4 maggio)inizia ufficialmente l’Iberovespa e già dalle prime ore del mattino il campeggio di Foz do Arelho(luogo del concentramento)si riempe di vespe e di vespisti in attesa del Presidente della FIV Christa Solbach,che deve arrivare per inaugurare l’evento.

Verso mezzogiorno,con quasi 2 ore di ritardo(causa ritardo aereo),arriva la Sig.ra Solbach accompagnata dal presidente del V.C.Lisboa e finalmente ci si avvia tutti insieme(circa 300 vespe)per la sfilata,che da Foz,seguendo il fantastico litorale atlantico verso nord,ci porta fino a Nazarè,caratteristica e meravigliosa cittadina balneare con una gigantesca spiaggia di sabbia dorata.

Qui ci fermiamo in un viale pieno di palme e ci disponiamo a pettine per fare delle foto,dopodiché si rimonta in sella per ritornare a Foz,dove ci attende una mega grigliata di carne,seguita poi da gare di gimcana e di abilità che si protraggono fin quasi al tramonto,che io mi gusto dalla spiaggia,fin quando il sole non scompare nell’oceano.

L’appuntamento successivo è per le 21,00 in un ristorante del luogo per la classica cena di gala e il gruppo di amici con cui avevo trascorso le sere precedenti,mi invitano al loro tavolo per mangiare e chiacchierare insieme.

Poi,come da copione,dopo la cena iniziano le premiazioni,e la sig.ra Solbach iniziando a parlare in italiano(penso di essere stato l’unico a comprendere le sue parole),si complimenta con il vespista italiano giunto in Portogallo dall’Italia da solo:

una vera e propria ovazione da stadio mi accompagna mentre salgo sul palco per ritirere la targa “Major distanzia percorrida” dell’Iberovespa 2002.

Io non so voi,ma per me è stato molto gratificante,non mi ero mai trovato in una situazione così,situazione che si ripete anche poco dopo quando vengo premiato come unico Vespa Club italiano.

Alla fine di tutto,la nottata è proseguita in un disco-pub ad alcolviolentarci.

Il giorno dopo ritrovo alle ore 11.00 per il tour a Obidos,bellissima cittadina medievale fortificata da possenti mura e sovrastata da un poderoso maniero,nel cui cortile adiacente parcheggiamo le vespe per poi addentrarci a piedi nelle piccole viuzze che portano verso il centro del borgo,dove c’è una cantina in cui ci viene offerto un famoso liquore tipico del luogo a base di ciliegie.

Verso le 14,00 saluto tutti quanti gli amici vespisti,poi vado a stringere la mano alla Presidente Solbach e a suo marito(con il quale ho un piccolo colloquio in cui vengo a sapere dell’Eurovespa 2003 a Vienna e,udite udite,dell’Eurovespa 2004 a Lisbona),

salgo sul mio “insetto metallico” e con potenti strombazzate lascio Obidos per intraprendere il viaggio di ritorno verso l’Italia.

Il tempo è bello,i paesaggi altrettanto e dopo poche ore attraverso il confine tra Portogallo e Spagna,raggiungo e attraverso Badajoz,poi prendo la “nacional cinco” direzione Madrid,che dista da qui circa 450 km.

La strada è fantastica e tra pianure,altopiani e montagne rocciose,che sembra di essere nel Far West americano,il motore della vespa gira che è una meraviglia divorando chilometri d’asfalto,e quando al tramonto il sole scompare dall’orizzonte decido che è l’ora di fermarsi,quindi giunto ad Almaraz trovo un motel in cui mi fermo per mangiare e per passare la notte.

Il mattino seguente,accendendo la vespa per ripartire,sento che la marmitta fa più rumore del solito e dopo una rapida occhiata scopro che mi è crepato tutt’intorno il collettore della marmitta stessa.

Vabbè,non è una cosa grave,mi avvio verso il centro di Almaraz e appena vedo un officina mi ci infilo dentro e nel giro di 20 minuti risolvo tutto con un bel cordone di saldatura.

Riparto verso Madrid e tra “un castillo”e un “El toro”(castelli e sagome di toro,tipiche delle strade spagnole),raggiungo la capitale Iberica a metà giornata,sotto(ma guarda un po’ che strano)una pioggia incessante,che mi terrà compagnia tutta la giornata fino alla sera quando,dopo aver passato Saragozza e Lleida,trovo un motel a Bellpuig d’Urgell,un paesino a circa 120 km da Barcellona,dopo aver percorso più di 700 km

La maggior parte dei quali sotto la pioggio.

Quando mi presento alla reception del motel completamente fradicio,la ragazza dietro il bancone si mette le mani nei capelli e quando viene a sapere che arrivo da Lisbona in vespa diretto in Italia,quasi sviene!

Una mitica doccia bollente e poi una bella mangiata,sono un vero e proprio sonnifero e appena vado sotto le coperte,faccio appena in tempo a contare 2 pecorelle……….

Durante la notte mi sono svegliato e dal rumore che proveniva da fuori era evidente che pioveva a dirotto,mi sono quindi riaddormentato con le dita incrociate sugli attributi sperando in un miracolo e infatti,ultime parole famose,al mattino pioveva ancora di brutto,evidentemente qualcuno mi aveva lanciato una supermacumba alleandosi con giove pluvio!!!!!

Con immensa rassegnazione mi infilo per la milionesima volta l’antipioggia e riprendo il viaggio verso Barcellona e una volta giuntovi,date le pessime condizioni meteorologiche,decido di prendere l’autostrada che è molto meno pericolosa della nacional che sale verso i Pirenei,che è tutta una curva e con tutta l’acqua che c’era non mi sembrava il caso.

Poco più di un’ora dopo valico il confine ed entro in territorio francese e puntando verso est,passo prima Perpignan,poi Narbonne e una volta giunto a Montpellier,visto che ha smesso di piovere,esco dall’autostrada e decido di attraversare la zona delle”Aigues Mortes” nel Parc du Camargue.

Purtroppo durante questo tragitto ricomincia a piovere di nuovo e quindi,una volta arrivato ad Arles,riprendo l’autoroute e marcio spedito verso Nizza,dove arrivo che è già buio,però decido di continuare il viaggio perché prima di fermarmi a riposare,voglio arrivare almeno in Italia.

Ed è sotto l’ennesimo diluvio che,alle 22,30,arrivo a Ventimiglia.

Qui trovo una pizzeria in cui mi fermo e mi sparo una prosciutto,cipolla e rucola,con una birra media come aperitivo e un'altra per il pasto,seguite da un,finalmente,buon caffè italiano e un bel grappino.

Chiedo alla signora della pizzeria dove si può trovare un albergo e lei mi offre un alloggio che ha nella sua abitazione,per 15 euro compresa la colazione:affare fatto!!

Al risveglio,il mattino successivo,la signora mi fa trovare la tavola imbandita di ogni ben di Dio e,dopo averne felicemente approfittato,risalgo sulla mia vespa per farmi gli ultimi 450 km che mi separano da casa,naturalmente e tanto per cambiare,sotto una fastidiosa pioggerella.

Una volta giunto a La Spezia,prendo la Cisa in direzione di Parma,e lungo il percorso vedo per la prima volta dopo 3 giorni,uno spicchio di sole che fa capolino tra le nuvole,ma è solo una piccola illusione,la quiete prima della tempesta!!!!!!!

Infatti dopo aver passato Pontremoli,si abbatte su di me un vero diluvio d’acqua,della serie secchiate a mò di gavettoni,che mi vuole talmente bene che decide di rimanere con me fino a Novellara di Reggio Emilia,dove arrivo alle 16,30 di mercoledì 8 maggio inzuppato come una spugna in un secchio d’acqua,con un inizio di crescita di branchie e squame,e dopo aver percorso la bellezza di 6753 km.

Che dire?

Nonostante la tanta pioggia che mi sono beccato,nonostante il vento freddo,nonostante varie sfighe che mi hanno perseguitato(ed ho anche il sospetto di sapere chi è il mandante,vero Luka?) è stato un viaggio memorabile,in cui ho visto nuovi luoghi e conosciuto tantissimi amici e nonostante mi sia massacrato le chiappe per le migliaia di chilometri passati in sella,ho già voglia di ripartire per intraprendere altri viaggi alla scoperta di nuovi mondi,alla ricerca di nuovi orizzonti,fin là,dove nessun uomo è mai giunto prima.

Ebbene sì gente,lo ammetto,sono gravemente ammalato di vespismo acuto cronico irreversibile e non c’è cura che tenga,l’unica che conosco è……..

Salire sulla mia vespa,accenderla e partire verso nuovi orizzonti sulle strade d’Europa!!!!

Un saluto a tutti i vespisti

CIAO

                                          MAVER-MAVERLAND