Wonderful   XISHUANGBANNA!

 
  Ritrovarsi in Cina per sbaglio, quando avresti dovuto essere in Italia a scrivere la seconda parte di "Brum brum, 254.000 Km in Vespa", per racconatare dell'Angola e del Mozambico, dello Zimbabwe e dello Yemen, in una sorta di "Brum brum 2: la vendetta", o "Brum brum 2: Missione compiuta!" (titoli che chiaramente sarebbero stati solo provvisori)... Ero arrivato a scrivere di una Maputo che stava riprendendosi sempre di più dagli orrori di quindici anni di guerra civile, e di una mozambicana che lavorava all'ufficio informazioni in avenida Eduardo Mondlane e che avevo già conosciuto durante il precedente viaggio dall'Australia al Sudafrica; quando un dolore che avevo sempre pensato dovesse essere molto forte,ma mai avrei immaginato potesse essere così intollerabile, mi ha fatto stare per giorni interi davanti a una tastiera muta e a uno schermo senza risposta, con la testa svuotata di tutto e un magone che se ne stava sempre lì come un basso continuo, ma ogni tanto senza preavviso ti toglieva il respiro più di un cazzotto nello stomaco o dei vuoti d'aria in un aereo. La perdita di un genitore che era stato il punto di riferimento per tutta la mia vita, e che continuerà a esserlo in futuro; col quale avevo imparato la dinamica del volersi bene a distanza, in una complicità dove più i chilometri diventavano migliaia o decine di migliaia, e più ci si sentiva vicini. E allora staccare la spina, una spina metaforica e quella del laptop; staccare la spina in tutti i sensi e andarsene via. Ancora adesso, a distanza di otto mesi, mi dico grazie per averlo fatto, per averlo voluto fare.
Fiumicino-Bangkok con una busta di plastica del supermarket come bagaglio, e lì riabbracciare Ya Pei che mi stava aspettando e che nel frattempo era diventata mia moglie, da quando ci si era incontrati a Katmandu tre anni prima e poi dal Nepal si era andati insieme sulla Vespa fino a Jakarta. Da Bangkok in Laos, e poi volare con lei nella sua casa a Taiwan e progressivamente capire che il dolore si stava sublimando, non sbiadendo, in un'accettazione quasi dolce; aver di nuovo voglia di scrivere, e pensare di farlo ritornando a Padangbai a Bali, dove era iniziata la mia "carriera" di scooterista di lungo raggio, e lì riaccendere il computer e riprendere a parlare di Maputo e Nairobi, Addis Abeba o Gibuti: Ya Pei mi avrebbe raggiunto dopo qualche giorno.
 
 

Taipei-Hong Konk- Denpasar, con un Boing della Cathay Pacific... Ma una volta arrivato all'aeroporto di Denpasar mi viene negato il visto d'ingresso in Indonesia perché non avevo il biglietto di ritorno (per cinque altre volte in precedenza avevo avuto solo un biglietto "one way" e non c'era mai stato problema; ma con un tempismo eccezionale le regole erano cambiate proprio in quella settimana, e un biglietto di ritorno era diventato indispensabile). Così mi rispediscono indietro a Hong Kong, con qualche sorriso di circostanza ma più o meno con un calcio nel culo, e Ya Pei vola a Hong Kong invece di volare a Bali come era previsto. Decidiamo di attraversare il sud della Cina, senza una destinazione precisa. Shenzen, Canton, le province di Guangdong, Guangxi e Guizhou, che nemmeno avevo sentito nominare e che invece saranno una sorpresa continua, la punta bizzarra di un iceberg, la Cina, che mi era del tutto sconosciuto e che avevo sempre guardato con una sorta di diffidenza, non lontana dall'"acerba est" di quella volpe con la sua uva. Poi ancora, dopo più di 3000 Km, ritrovarsi per caso nel caleidoscopio incredibile dello Yunnan, tra le minoranze etniche cinesi che mai come qui diventano la "maggioranza" della popolazione. Ogni notte, quando non ci sono blackout elettrici, riprendo a infilare la spina del laptop nelle prese di camere da letto che cambiano quasi ogni giorno, a Dali, Lijiang, il piccolo "Tibet in Yunnan" di Zonghtian, sulla linea di confine col Tibet quello vero... finché a Jinghong nello Xixuangbanna (un nome che all'inizio mi sembra una parola magica), si fa largo tra le palme una casa che avevo sempre cercato senza mai trovare; che si lascia affittare per una cifra irrisoria, meno di un caffè al giorno per quelli che sono gli standard italiani, e il tutto per un periodo imprecisato che va dai tre ai novantanove anni, a discrezione dell'affittuario. E lì fermarsi finché il libro non sarà finito, finché il prossimo viaggio in Vespa non sarà diventato una realtà e si potrà dare il primo, nuovo colpo d'acceleratore.
Nei progressivi aggiornamenti di questo blog, di questa Cina diventata così vicina per me, vorrei parlare di cosa significa scrivere del Kenya in Yunnan, di Zanzibar a un tiro di schioppo dalle pagode di Luang Prabang, dei caratteri ciondolanti dell'alfabeto amarico dell'Etiopia tra il ginepraio zampettante dei caratteri cinesi in Cina... E, soprattutto, raccontare qualcosa di quello che vedono ogni giorno due occhi rotondi da occidentale in un universo imperscrutabile di occhi a mandorla, scostante e fascinoso, lontano anni luce e lì a portata di mano: basta spegnere il computer e scendere per strada a fare due passi. Alla prossima!